mercoledì 4 giugno 2008

Giornale e Libero criticano il loro "Padrone"

La retromarcia di Berlusconi sul reato di immigrazione clandestina ha - forse - irritato i suoi elettori ma - di sicuro -  ha irritato me.  E, fin qui, niente di strano.

Quel che invece potrebbe risultare strano è che abbia irritato i due giornali che la gente di sinistra chiama, sprezzantemente, servi di "Padron Berlusconi", il Giornale e Libero.

Uso il condizionale perchè chiunque guardi alle vicende berlusconiane (presenti e passate) senza gli occhiali deformanti dell' odio ideologico, sa benissimo che Berlusconi è l' editore più liberale che abbia mai agito nel nostro paese.

Berlusconi, infatti, proprio perchè è un uomo d' affari che bada agli utili, sa bene che un editore che voglia fare soldi, coi giornali, coi libri o con le TV, non può autocastrasi dando voce solo ad una parte politica, tanto meno solo alla propria.

Ma non è solo una questione di soldi. C' è anche una questione "antropologica". Un uomo di destra e, quindi, anche  un giornalista di destra, è libero e portato alla critica perchè è il suo tipo di cultura a pretenderlo.

E allora, dirà il solito trinariciuto, perchè Montanelli ha lasciato il Giornale, quando Berlusconi è sceso in politica?

Potrei lanciarmi in una analisi caratteriale dei due personaggi e attribuire ad un contrasto di quel genere il loro divorzio. Ma non è stata questa la vera ragione. 

Il motivo vero è che Montanelli era contrario alla discesa in politica di Berlusconi, così come lo erano tutti  i collaboratori e i familiari del Cavaliere, Confalonieri in testa.

E perchè Montanelli non ha "abbozzato" come gli altri? Perchè era Montanelli, appunto, cioè uno di quei personaggi, italiani fino al midollo, a cui interessa di più "sembrare" libero che esserlo davvero!

Montanelli è stato un "dipendente" per tutta la vita e quando ha provato a fare "anche" l' imprenditore (cioè l' editore del suo giornale) ha fallito, tanto che a soccorrerlo era appunto arrivato Berlusconi che non solo salvò il Giornale  nell' immediato ma  continuò a mantenere Montanelli al suo posto e, quindi, a perdere denaro per anni, cioè fino alla sua discesa in campo. A quel punto il Cavaliere si sarebbe aspettato se non sostegno almeno la non ostilità da parte del "suo" giornale.

Montanelli, dimentico della gratitudine che gli doveva,  si guardò bene dal rinunciare alla sua ostilità e la rottura fu inevitabile.

Detto questo, rimane il fatto - di oggi - che entrambi i giornali in questione criticano aspramente il loro  "padrone" per la sua marcia indietro.

Anche io lo critico, ma non tanto per la questione in sè (sulla quale, forse, ha ragione proprio Berlusconi), quanto per il fatto che smentire sè stesso a pochi giorni dal consiglio dei ministri che quel provvedimento ha varato, mi pare dia un segnale negativo alla pubblica opinione e ai clandestini stessi.

Il fatto, poi, che questa retromarcia abbia permesso a Veltroni di esclamare che il Cavaliere ha dato ragione alla opposizione, ha aggiungiunto irritazione ad irritazione!!

Qualcuno, ieri a Ballarò, mi pare proprio D' Alema, ha fatto notare che uno dei motivi per cui è inopportuno rendere reato l' immigrazione clandestina, è che in Italia esiste l' obbligo dell' azione penale e, quindi, il PM è "obbligato" poi a perseguire tutti clandestini che gli capitano a tiro.

A parte che questa obbligatorietà, nella pratica concreta, si riduce a sancire l' arbitrio del PM che, oberati dal lavoro, devono comunque fare una scelta se perseguire i clandestini o i vip puttanieri, l' obiezione è fondata. 

Ma questo sarebbe un valido motivo per eliminare dal nostro ordinamento questo obbrobrio giuridico secondo, per gravità, solo all' indipendenza dei PM dal potere politico.

Avete mai riflettuto sul fatto che l' indipendenza dei PM impedisce ai governanti eletti dal popolo di gestire proprio uno degli aspetti più delicati di una società che è quello della pacifica o meno convivenza civile che dipende soltanto da come viene amministrata la giustizia?

Vi rendete conto che un pinco pallino qualsiasi, in veste di PM, determina l' ordinato svolgimento della convivenza o il suo contrario, a suo esclusivo piacimento?

Ma quale democrazia al mondo può tollerare un simile arbitrio?

Che domanda stupida, la mia! La nostra! E infatti ......


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7 commenti:

Anonimo ha detto...

Riguardo all'ultima tua domanda credo ti sia chiaro che la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) è alla base di tutte le democrazie occidentali, non solo di quella italiana.
Probabilmente il tuo "la nostra", intenteva proprio la democrazia occidentale tout court.
Mescolare i poteri in un unica mano, dando al governo il compito di legiferare (col parlamento a fare quasi da inutile, tedioso e rallentante orpello) e quello di indirizzare il potere giudiziario, come molti auspicano a destra, si può fare, e rende sicuramente più stabile e forte lo stato.
Però ha un nome questa cosa e si chiama dittatura, e mi sembra sia quanto di più lontanto dall'idea liberale che dici di professare

*paraffo* ha detto...

Temo, amico manfrotta,che tu abbia le idee un po' confuse sulle democrazie liberali: potrebbe risultarti utile - allora - leggerti questa voce di Wikipedia:

Pubblico Ministero

Se avrai la pazienza di leggerti tutta la scheda, credo che rimarrai sorpreso e, mi auguro, pentito di aver espresso, con la sicumera presuntuosa tipica di coloro che parlano senza sapere di cosa parlano, giudizi avventati sul mio liberalismo.

Ciao!

Andrea ha detto...

Giuro che ho letto 10 volte il commento di Manfrotto e non sono riuscito a trovare il filo logico del ragionamento. Del resto con professori come Di Pietro...

Perdonami boss ma la domanda - visto il mio stato d'animo non molto differente dal tuo - è d'obbligo:
che c***o c'entra l'obbligatorietà dell'azione penale con la separazione dei poteri?

Infine una domanda facile facile per l'amico manfrotto: giustizia democratica è di destra o di sinistra?

Sempre più nauseato dal mio paese:)

*paraffo* ha detto...

Ti trovo un po' sibillino, stamattina, o forse non sono ancora ben sveglio io, caro Andrea, ma non ho capito se questa tua domanda (Perdonami boss ma la domanda - visto il mio stato d'animo non molto differente dal tuo - è d'obbligo:
che c***o c'entra l'obbligatorietà dell'azione penale con la separazione dei poteri?
) è rivolta davvero a me. Se lo è, non ho capito cosa tu voglia sapere.

Abbi pazienza, Andrea, i miei riflessi non sono più quelli di una volta!

Aspetto di leggerti ...

Andrea ha detto...

Ma no Paraffo (anche io sono stropicciatissimo te l'avevo premesso) non era rivolta a te, ma all'amico che ha sibillinamente messo l'accento sulla tua ultima domanda saltando a piè pari la questione dell'obbligatorietà, punto focale del non funzionamento della giustizia italiana, e di conseguenza materia su cui il governo DEVE intervenire al più presto.
Se poi la vogliono chiamare dittatura si accomodino pure, io ho voglia di un paese NORMALE. E come dice oggi il saggio Feltri, lo voglio subito, trovassero il modo loro. Li abbiamo votati per questo, non per sentire le solite chiacchiere a Porta a Porta.

A proposito, ieri mi ha fatto un'ottima impressione Alfano;)

*paraffo* ha detto...

Insomma, il nostro incontro di stamattina ha avuto un sapore vagamente sul rinco, mi pare!!!

Vabbè, tiriamo avanti!

Mi dai qualche link per Alfano?

Grazie, amico mio, ciao!

Andrea ha detto...

Mi riferivo al suo intervento da Vespa,speriamo lo mettano presto on line;)