mercoledì 27 agosto 2008

Le colpe del centrodestra nella Malagiustizia

In questa seconda parte del decimo capitolo del libro di Giacalone, troverete indicati gli errori compiuti dal precedente Governo Berlusconi in materia di riforma della giustizia.

Il fatto che questi errori vennero favoriti dalla fronda messa in atto dal Presidente NON-emerito della Repubblica, Azeglio Ciampi, non assolve, a mio parere, la pusillanimità della maggioranza che, dal 2001 al 2006, ha sostenuto (si fa per dire) il secondo Governo Berlusconi.

E' anche per questo motivo che chi scrive queste note si è incazzato come un puma quando ha avuto sentore, qualche settimana fa, che la nuova maggioranza voleva praticare la stessa NON-politica nei confronti della Magistratura: stavolta non ha neppure l' alibi di Ciampi e dell' UDC.

Stavolta, o si fa 'sta benedetta Riforma, e la si fa seriamente, o si Muore, della serie: "ora o mai più".

Il testo che leggerete oggi si inserisce perfettamente nelle polemiche di questi giorni innestate da quei dementi (si fa per dire) che dirigono l' Associazione Nazionale Magistrati ....



Fra il 2001 ed il 2006 in Parlamento c’era una solida maggioranza di centro destra. Nel corso di quei cinque anni il conflitto politico con la magistratura associata e politicizzata non ha praticamente mai avuto sosta.

Il risultato di questa lunga guerriglia, però, è avvilente.

Il centro destra mostra di non avere la capacità d’impostare una complessiva politica per la giustizia e si lancia all’inseguimento di emergenze legate a questo o quel procedimento.

Verrà accusato di fare leggi ad personam, ovvero ritagliate sulle esigenze di questo o di quello, ma, in realtà, dalle rogatorie alla prescrizione accorciata per gli incensurati, sono tutte norme di banale civiltà, direi di ovvia bontà, destinate a portare nuove garanzie per tutti, ma agguantate sempre all’ultimo minuto e sempre senza la capacità di parlare apertamente dei diritti di tutti.

Per giunta, una volta fatti i conti, s’è semmai verificato il contrario: alcune garanzie vengono appositamente limitate affinché non siano applicabili a questo o quel caso concreto, tanto da poter effettivamente dire che alcune leggi sembrano aver dei buchi proprio per non giovare a delle persone specifiche.

Si oscilla per cinque anni fra la battaglia campale e l’accordo corporativo, da una parte si blandisce, dall’altra si gratta la magistratura associata.

Si rinuncia alla separazione delle carriere e si ripiega sulla distinzione delle funzioni, quindi si cerca in tutti i modi il dialogo, peraltro sollecitato da un Quirinale spesso fuori dai binari costituzionali.

Ma non ci si accorge che quel dialogo non è affatto testimonianza di moderazione e civiltà, bensì di cedimento agli interessi di pochi sacrificando quelli collettivi. Uno spettacolo inverecondo alla fine del quale rimane nell’opinione pubblica la sensazione che si sia agito solo per convenienze contingenti, particolari e personali, nel mentre i propri uomini, che si erano pubblicamente difesi, finiscono condannati.

Così gli uni potranno pensare che si era violentato il diritto nel tentativo di salvarli, senza riuscirci, e gli altri pensano di essere stati condannati proprio perché vittime di uno scontro in cui la maggioranza politica soccombeva.

Quei cinque anni dovrebbero essere ripassati al rallentatore e studiati, se non altro per capire che la politica per la giustizia non la devono fare i magistrati, ma non la si può affidare neanche agli avvocati. Gli uni e gli altri in quanto tali.

Dovrebbero essere rivisti per comprendere quali guai crei il non disporre di professionalità politica, il non sapere esattamente dove è bene mettere le mani. Il conflitto è talmente forte che ne fa le spese la migliore legge che il centro destra vara, ovvero la numero 46, meglio nota come legge Pecorella, approvata il 20 febbraio 2006 dopo che già aveva subito il rinvio alle Camere deciso dal Presidente della Repubblica.

Nella legge, operativa dal successivo 9 marzo, si stabilisce che il pubblico ministero e l’imputato possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento soltanto nelle “ipotesi di cui all’articolo 603, comma 2, se la nuova prova è decisiva”.

E ciò significa che, se un imputato viene assolto in primo grado, a meno di casi eccezionali e di nuove decisive prove, non può più essere processato per il medesimo reato.

È previsto inoltre l’obbligo per il pubblico ministero, al termine delle indagini, di formulare richiesta d’archiviazione quando la Corte di cassazione si sia pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza che giustificano l’applicazione di una misura di custodia cautelare e, successivamente, non siano stati acquisiti ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini.

Si tratta di due principi giustissimi.

Il primo, perché la presunzione d’innocenza, rafforzata da una sentenza d’assoluzione, non può piegarsi ad una decennale persecuzione giudiziaria, ed è evidente che siccome la condanna deve essere al di là di ogni ragionevole dubbio quel dubbio sarà più che ragionevole se la prima sentenza è di assoluzione.

Il secondo, perché se degli elementi d’accusa non sono sufficienti ad arrestare una persona è escluso che possano esserlo per condannarla in via definitiva.

Trovo imbarazzante che due solari evidenze debbano anche solo essere argomentate. Eppure successe il finimondo.

La legge aveva effettivamente un difetto relativo al ruolo della Cassazione, e su quel punto poteva sia essere scritta meglio che subire un severo giudizio istituzionale, ma il presidente Ciampi rifiutò di firmarla e la rimandò alle Camere, fra gli applausi del Consiglio Superiore della Magistratura e delle toghe associate, anche con un altro, del tutto errato, motivo: il fatto che non si potesse ricorrere contro un’assoluzione, laddove si continuava a poter ricorrere contro una condanna, sarebbe stata una violazione della parità fra le parti.

Il che è un’assoluta mostruosità culturale, purtroppo poi avallata dalla Corte Costituzionale, la cui rotta non è riuscita a restare estranea alle innumerevoli pressioni ed alle tante grida scomposte.

Perché è una mostruosità? La parità fra le parti si riferisce, in tutti i sistemi accusatori del mondo, nessuno escluso, al momento dibattimentale, vale a dire al processo in aula.

In quella sede il giudice deve essere del tutto terzo (e da noi non lo è, a vantaggio dell’accusa, che del giudice è collega) e le due parti, accusa e difesa, devono avere eguali diritti ed eguali doveri.

E questo nessuna persona civile può metterlo in discussione.

Ma se si allarga lo sguardo a quel che viene prima della fase dibattimentale, quindi al lunghissimo periodo che va dall’emergere della notizia di reato alle indagini, per poi giungere all’udienza preliminare, non solo le parti non sono affatto pari, ma la forza della procura è incomparabilmente superiore a quella di qualsiasi cittadino.

La procura lavora con i soldi dello Stato, il cittadino si difende con i propri.

La procura ha consulenti presi da tutte le forze dell’ordine, il cittadino se li deve pagare.

La procura ha poteri intrusivi nel corso delle indagini, il cittadino non ne ha nessuno.

La procura può arrestare, il cittadino può essere arrestato.

La procura può lavorare in pool, ovvero dedicare molti magistrati a quell’inchiesta, il cittadino deve vendere tutto, ammesso che abbia qualche cosa, per creare un pool di avvocati.

La procura non soffre per il tempo che passa, il cittadino nel frattempo subisce il peso dell’inchiesta.

Potrei continuare per pagine, e non farei che scrivere cose del tutto ovvie.

Quindi non è affatto vero che ci sia parità fra le parti, o, meglio, quella parità arriva molto tempo dopo.

A fronte di questo, dopo avere subito l’inchiesta, le eventuali misure cautelari, spesso il pubblico screditamento, dopo avere pagato la difesa, il cittadino è infine assolto al processo, e se, a questo punto, gli si riconosce il diritto di non essere disturbato oltre ciò viola la parità fra accusa e difesa?

Ma si deve essere del tutto matti per sostenere una simile corbelleria, o, più probabilmente, non si deve sapere quel che si dice e ci si limita ad ascoltare la voce corporativa di toghe cui andare avanti per anni non costa nulla e non sposta nulla.

E, lo ripeto sapendo di ripetermi, come si fa a condannare un cittadino, a riconoscerne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, se per lo stesso fatto un tribunale lo ha già assolto?

Tenuto anche conto che il giudice dell’appello non ascolta i testimoni, non assiste al formarsi della prova, ma lavora sulla carta, su quel che si è scritto nel primo grado.

Tutto questo senza contare che il protrarsi di quel processo, il desiderio della procura di riprovare ad ottenere una condanna già negata, non solo è una tortura per il malcapitato, ma anche un costo sociale, perché si costringerà altri giudici a dedicare tempo e denaro pubblico all’esame di quel che loro colleghi hanno già giudicato insufficiente per una condanna.

L’allungarsi del procedimento si riflette inevitabilmente sull’allungarsi dei tempi della giustizia, tema che, come abbiamo visto, ci procura già molti guai.

Anzi, si allontana la ragionevole durata del processo, cosicché i magistrati possano ancora lamentarsene ad ogni inaugurazione d’anno giudiziario.

Ma non si ragionò di questo, non si ragionò di diritto e di diritti, si impostò il problema di una maggioranza politica che voleva togliere poteri alle procure, chiamando tutti gli avversari di quella maggioranza a dar man forte ad una reazione di cui molti dovrebbero vergognarsi.

E credo anche la Corte Costituzionale.

Così, comunque, cadde la norma migliore di quella stagione politica.

Così si dimostrò che la malattia della malagiustizia non è curabile con provvedimenti parziali e circoscritti.

La politica, del resto, di qualsiasi colore sia, non riuscirà mai a far funzionare le cose, non riuscirà ad invertire la rotta del naufragio se non spezzerà l’autoreferenzialità inefficiente della magistratura.

Da una parte serve, come abbiamo visto, la separazione delle carriere, ma serve anche mettere le mani sul Consiglio Superiore della Magistratura.

Ripeto l’espressione, affinché non sembri mi sia sfuggita una non voluta esagerazione: si devono “mettere le mani” sul Csm.

E si deve farlo per non tradire la Costituzione.

Le toghe correntizzate ci tengono a gridare che chi tocca il Csm aggredisce e distrugge la Costituzione,

Invece è vero il contrario: a Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, la Costituzione è stata ridotta in coriandoli.

L’articolo 104 della Costituzione esprime concetti chiari, e molti di quelli che lo citano a sproposito contano sul fatto che chi li ascolta non lo abbia letto. “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

Le parole hanno un senso, e qui si esclude che la magistratura sia un “potere”, ma la si vuole “ordine”. Distinzione niente affatto scolastica, perché nasce dal fatto che il “potere” risiede nelle leggi, che sono fatte dal Parlamento, frutto a sua volta dell’unico sovrano legittimo, in democrazia, il Popolo.

Ed il 104 continua: “Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica”.

In questo modo non si volle trovare l’occasione di una comparsata che consentisse una proiezione televisiva (allora c’erano solo i giornali e la radio), non si volle indicare una funzione meramente decorativa per l’inquilino del Quirinale, ma si stabilì che chi governa un ordine autonomo ed indipendente deve farlo sotto la regia di chi rappresenta l’unità della nazione e dei suoi cittadini.

Hanno fatto male, malissimo, i Presidenti della Repubblica succedutisi a prender sottogamba quel ruolo, con l’unica eccezione di Francesco Cossiga, che ad un certo punto si trasferì a Palazzo dei Marescialli per affermare il sacrosanto principio che quell’organo non aveva il diritto di pronunciarsi su provvedimenti politici, di governo e legislativi.

I componenti del Csm “sono eletti –scrisse il costituente- per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”.

Questo è l’unico punto in cui si dette prevalenza ai magistrati, nella composizione.

Quel che allora non si era neanche immaginato è che il meccanismo elettorale scelto avrebbe portato a creare delle correnti politicizzate, a loro volta moltiplicanti i peggiori istinti corporativi ed autoconservativi della categoria.

Questa previsione costituzionale, però, precedeva immediatamente un altro concetto fondamentale: “Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento”.

Quindi la presidenza spetta ad un non magistrato e la vice presidenza, che ha compiti fondamentali, ad uno dei nominati dal Parlamento.

Il costituente, insomma, ce la mise tutta nel cercare di evitare che il Csm divenisse quel che è divenuto.


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34 commenti:

Kukulkan ha detto...

Forse qualcosa si sta muovendo in questa direzione:

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=1&CodArt=26134

*paraffo* ha detto...

Il tono che usa l' Avvenire nell' articolo che hai segnalato, amico mio, mi fa mal sperare ....

Una riforma "seria" della giustizia esclude necessariamente qualsiasi forma di democristianismo (UDC) e di dialogo col partito da 15 anni complice e succubo dei magistrati.

Se Alfano cerca queste cose, la riforma che ne scaturirà sarà la solita buffonata all' italiana ...

La separazione delle carriere senza lo sdoppiamento del CSM e la riduzione ai minimi termini della componente togata dello stesso, serve a poco, così come a nulla serve una riforma dell' ordinamento giudiziario che non contempli l' abolizione dell' obbligatorietà dell' azione penale.

Anonimo ha detto...

Paraffo, sei in vacanza? :-)

Anonimo ha detto...

Ave paraffo,
è un po' che non ti si legge,
Tutto bene?

*paraffo* ha detto...

Sono ancora vivo e vegeto, solo un po' (tanto) annoiato dalla politica ... Il governo pare stia facendo bene e l' opposizione non esiste proprio.

I suoi esponenti non sono in grado di fare critiche che abbiano un minimo di sensatezza: solo slogan propagandistici e/o balle talmente colossali che ormai le percepiscono persino i trinariciuti ...

Dunque, a cosa dovrei, dovremmo, continuare ad appassionarci?

Se hai tu una risposta, la leggerò volentieri.

Ciao amico e grazie per esserti ricordato di me!!

*paraffo* ha detto...

Anda, scusami se ho pubblicato solo ora la tua richiesta di notizie ...

Vale, per te, la risposta che ho appena dato all' amico minna e vale anche la richiesta di dirmi tu a cosa dovrei appassionarmi in questo momento ...

Grazie, amico mio, ciao!

Anonimo ha detto...

*paraffo* ha detto...
Vale, per te, la risposta che ho appena dato all' amico minna e vale anche la richiesta di dirmi tu a cosa dovrei appassionarmi in questo momento ...

innanzitutto ben ritrovato paraffone nostro … posso provare a dirti a cosa mi appassiono io J

Mi appassiona il PD che piu' che dissolversi in acqua sembra si stia dissolvendo in cacca, mi appassiona la prospettiva che il "fatale ottobre", quello che nei loro piani dovrebbe portare masse enormi di gente in piazza contro il berlusca (scommettiamo che ci diranno di averne mobilitati almeno tre milioni? (**) ) nella realta' sara' l'inizio effettivo dell'offensiva dalemiana (e soci …) contro quel poveretto che ormai straparla, con conseguente fine in tempi ravvicinati del nutellone "laureato in fiction" quello che tenta ancora in tutti i modi di far sapere di non essere "mai stato comunista" ma che al congresso di liquidazione dei DS, subito prima della nascita del PD, ha parlato (controlla, e' facile) della "bandiera rossa sempre nel cuore": forse la massa di pecoroni che ci circonda, i drogati di TV e veline, ha la memoria corta ma io no!

Mi appassiona l'offuscamento momentaneo (ma spero continui) di una squallida figura che dalla cima del colle pronuncia in ogni occasione parole nobili (e tutti si prostrano e ipocritamente lo lodano e baciano la pantofola) ma in realta' e' sempre quello che esaltava i "fratelli dell'armata rossa".
E spero che presto tolga l'incomodo …

Mi appassiona, in fondo, anche la nostra incapacita' di controbattere la "cazzata del giorno", quella che loro quotidianamente si inventano e dal loro pensatoio lanciano con rigorosa puntualita'
Il copione e' sempre lo stesso: un utile idiota accuratamente scelto la "dichiara", compiacenti agenzie la riportano, tanta stampa si allinea e da quel momento, in poche ore ("sta scritto sui giornali, deve essere vero …" ) tutti cadono nella trappola e ne parlano, la ripetono per amplificarla o fosse anche solo per smentirla
Ma porcaputtana: ancora non l'abbiamo capito che certe assurdita' vanno combattute in quanto tali, non "smentite"? Ma quando impariamo anche noi a comunicare ripetendo in modo ossessivo i loro errori, martellando perche' entrino in testa alla gente e nessuno se li dimentichi, almeno per un po'?
(Secondo me ci manca un "ministro della propaganda" J )

Mi appassiona e mi esalta, venendo a oggi e tanto per dirne una, la fine ingloriosa (comunque vadano le cose oggi nel pomeriggio) del sindacalismo "stile CGIL", fine che e' un ulteriore esempio di come questa nostra Italia stia, seppur dolorosamente e fra mille difficolta', migrando verso uno stile piu' vicino al mondo civile
(bell'articolo oggi: http://www.tocque-ville.it/LinkEsterno.asp?id=254498)

Mia appassiona, insomma, la fine rovinosa e su tutti i fronti di quelli che ci hanno fatto tanto soffrire. Ora spero che nessuno di noi commetta grossi errori, spero che questo processo verso il PDL scorra liscio (ne diranno una al gorno anche sulle nostre lotte interne ma lasciamoli parlare, quando si guardano allo specchio fanno sempre piu' fatica ad asciugare quel rivolo di bava verde … J ) fino ad avere per le Europee, per cominciare, un grosso partito unito, moderno, che sia pochissimo "partito" e tanto "aggregatore" in puro stile anglosassone, senza tessere ma pieno di uomini liberi davvero.
Se nessuno da questa parte fara' grosse fesserie abbiamo davanti un lungo periodo, piu' che sufficiente per raddrizzare davvero le cose.

Questi sono alcuni esempi di cosa mi appassiona ogni giorno: forse tendiamo dimenticare di aver sofferto una vita sotto un regime che subdolamente, insidiosamente, ogni giorno parlava con linguaggio mutuato dalla cultura comunista (**) e solo quella aveva dignita', non potevamo piu' neanche parlare dei valori elementari come Patria o bandiera senza essere additati e spernacchiati: ora stiamo pian piano riprendendoci la nostra dignita' … e questo mi appassiona, mi fa sentire VIVO.


(*)
io l'ho vissuta l' unica vera, grande, manifestazione dei tempi moderni a Roma: quel famoso 2 dicembre
a parte la piazza San Giovanni e la vicina piazza del Laterano stracolme come mai loro sono riusciti a fare, piene tanto da stare strizzati, lungo i sei diversi itinerari, a manifestazione conclusa, c'erano ancora cortei compatti di gente che non era riuscita ad arrivare e nei luoghi di partenza dei cortei c'era ancora gente che non era nemmeno riuscita a partire …
QUELLI erano davvero tanti, forse non proprio i due milioni di cui si e' detto ma certamente ben piu' di uno…
Alla faccia loro J …


(**)
esempio lampante: ormai da qualche anno si parla solo di "salario" (e tutti si aggregano, anche noi, come pecore …) ma chi si pone il dubbio su cosa sia davvero il salario?
"Salario" e' " una delle possibili forme di retribuzione dell'operaio, parzialmente corrisposta in natura" Pero' evoca tanto le lotte operaie, profuma di Pellizza da Volpedo, fa tanto chic …

Anonimo ha detto...

oIn effetti la politica di questi giorni è molto teatrino, condito da inutili distinguo e precisazioni su una disputa che a distanza di 63 anni dalla fine della guerra non ha forse più veramente senso, senza contare che a distanza di quasi vent'anni qualcuno non si è ancora accorto che è caduto il muro di Berlino.
Ciò che invece sta accadendo attorno ad Alitalia meriterebbe forse qualche considerazione in più, considerato l'impatto che ne potrebbe derivare in un modo o nell'altro sulle tasche degli italiani a breve e a medio termine; la vicenda offre in realtà molti spunti di riflessione
e risvolti non banali, senza considerare che è ancora in pieno divenire, almeno fino alle (pare)15.30.
A presto.

Anonimo ha detto...

Sono felice di saperti in salute e solo "scazzato".
Quando ci si mette l'anima e tanto entusiasmo, si rischia la crisi di rigetto.

Riposati, ma ritorna in campo!

C'è ancora tanto bisogno di contrastare la disinformazione della sinistra e di portare i "nostri" alla consapevolezza di una vittoria duratura.

Non farci mancare la tua "verve", le tue riflessioni e i tuoi sfoghi.

A presto e un caro saluto.
maurom

*paraffo* ha detto...

Anda ha scritto: Mi appassiona, insomma, la fine rovinosa e su tutti i fronti di quelli che ci hanno fatto tanto soffrire.

Cito questa tua frase, amico mio, perchè è emblematica della differenza fra il tuo ed il mio modo di vivere la situazione attuale.

Secondo me, ma posso sbagliare, tu ancora non credi ai tuoi occhi: ti sembra ancora impossibile che la "fine rovinosa" dei nostri nemici di sempre si sia davvero consumata e ne cerchi ... "appassionatamente" .. quotidiane conferme.

Io, invece, mi sono fatto l' idea che la loro "fine rovinosa" si sia già consumata e sia irreversibile!

Ne consegue che i loro sussulti mi appaiono, ormai, come le contrazioni muscolari involontarie di un corpo ormai cerebralmente morto: prive di interesse alcuno.

Ripeto: posso sbagliare sulla morte definitiva del centrosinistra, ma questa è la mia sensazione.

Converrai con me sul fatto che la politica, così come una partita di calcio, abbia un senso e - quindi - appassioni, solo se in campo ci sono DUE squadre a contendersi il pallone.

A me pare che in campo, oggi, ce ne sia solo una, la nostra, che continua a fare goal su goal e che l' altra non solo non difende la sua porta ma continua a fare auto-goal ....

Che palle! :-)

Ti abbraccio, amico mio, buona giornata!

*paraffo* ha detto...

Secoli che non ti facevi vivo, amico Mauro. Ben ritrovato!

La risposta che ho appena dato ad Anda, credo valga anche per te.

Le balle della sinistra non convincono più nessuno, secondo me .

Nei pochi dibattiti televisivi che ancora seguo (per i pochi minuti che resisto) i giornalisti antiberlusca di sempre, mi pare diano mazzate in testa più alla sinistra che, ormai, alla destra.

Li capisco, poveretti: pensa alla loro frustrazione nell' essere costretti a farlo dalla ignavia dei loro ex-beniamini.

Insomma, caro mauro, a me - francamente - fanno pena e la pietà è un sentimento tanto nobile quanto ... noioso!

Grazie per le tue belle parole nei miei confronti.

Un saluto affettuoso. Ciao!

Anonimo ha detto...

La eiforma della giustrizia nel primo governo berlusconi non si è potuta realizzare per la netta presa di posizione dell'UDC (altre riforme non si sono potute realizzare per Casini) Questa volta il governo è ben intenzionato a fare questa benedetta riforma, ma si nota già l'ostruzionismo dell ANM e del CSM che sono la casta più pericolosa esistente in Italia, ma anche il PD sta mettendosi per traverso. comunque la riforma sarà fatta
Innocenti livi Renato

Anonimo ha detto...

Paraffo ma che fine hai fatto? :|

*paraffo* ha detto...

Sono vivo e vegeto, caro Simone, ma affetto da una profonda crisi di rigetto per il cosiddetto dibattito politico.

Per darti in' idea del mio stato, ti basti sapere che ho smesso di leggere i giornali e non riesco a rimanere sintonizzato sui canali che trasmettono ballarò, anno zero, porta a porta ecc ecc per più di 60 secondi.

Tutto quel che so si riduce alle notizie del TG1, pensa te!!!

Eppure mi bastano quelle si fa per dire notizie, a tenere vivo il mio attuale annoiato disinteresse ...

Chissà, forse avrò un ritorno di fiamma in occasione della campagna elettorale per le prossime europee, ma ne dubito fortemente. Finchè il PD non si libererà di Veltroni, il dibattito politico rimarrà infantile, insulso, stupido, noioso com'è da cinque mesi a questa parte ....

Insomma, per dibattere bisogna essere in due, non credi?

Berlusconi, come sempre, ha centrato il problema: discutere con "questa gente" è una inutile perdita di tempo.

Un saluto affettuoso, amico Simone. Ciao!

Anonimo ha detto...

È un gran peccato che ti sia azzittito. Non fosse altro perché non c'è bisogno di commentare l'incommentabile, ma magari leggere tutto il resto, come facevi quando pubblicavi Giacalone...

Cmq continuerò a passare da queste parti, tu invece sai sempre dove trovarmi... ;)

Anonimo ha detto...

Un saluto, caro Paraffo.

Qualcosa mi spinge a continuare a venire a leggere il tuo blog alla ricerca di piccoli grandi capolavori (per contenuto, chiarezza e sintesi) come questo: http://governoberlusconiter.blogspot.com/2008/06/siamo-uno-stato-o-una-nazione.html

AD MAIORA

*paraffo* ha detto...

Il tuo saluto e le tue lodi, caro Fabrizio, mi hanno "costretto" ad andare a rileggere il post che hai citato.

In effetti non era male ( :-* ) e infatti sono stato colto dalla nostalgia per l' appassionato impegno che avevo profuso nel tenere in vita il mio blog, ma la nostalgia è un sentimento tanto commovente quanto sterile .... e mi sono affrettato a soffocarlo.

La verità è che la mia "propensione" alla politica è sempre stata viziata dall' idea che la politica non serva a migliorare il mondo ma a renderlo il meno peggiore possibile.

Questo mio pensiero sarà pure realistico e razionale, ma porta, inevitabilmente, a soffocare le passioni, anche quando siano insorte.

Per come la vedo io, dunque, una volta che la mia parte politica ha vinto - grazie "anche" al mio appassionato impegno - continuare a profonderlo non ha più senso.

Mi rendo conto di essere in piena contraddizione con me stesso perchè, nella mia dichiarazione di intenti nel dar vita a questo blog all' indomani della nostra vittoria elettorale, avevo dichiarato che era mia intenzione tenere d' occhio il mio governo nell' esercizio delle sue funzioni e difenderlo dagli assalti facinorosi dell' opposizione!!

A mia discolpa, per questa contraddizione, posso solo dire che, allora, non immaginavo neppure che l' opposizione sarebbe LETTERALMENTE sparita dalla scena, che si sarebbe disciolta di fatto, se non di diritto.

Gli oppositori di questo governo sono - ai miei occhi - degli zombi, di quelli che si vedono nei giochi della play station: si aggirano impacciati per la scena solo per essere impallinati e smembrati dalle super armi dei nostri eroi del bene!

Sono, questi zombi, talmente impacciati e instupiditi che persino un "genio" come il nostro Gasparri riesce a sopraffarli. Il che è tutto dire ....

Insomma, caro Fabrizio, non c'è partita!

Anonimo ha detto...

Si, lo so, sparare alla crocerossa non è onorevole, ma come disse qualcuno, sono pur sempre cinquanta punti (o forse cinque, non ricordo).
A parte gli scherzi, in fondo la dichiarazione di intento di quando hai aperto questo blog non era forse un' altra: guardare con occhio critico ciò che accade nella politica del nostro paese per individuare, se possibile, strade migliori o anche solo diverse? (Ho riassunto un po' a modo mio ma non penso di aver tradito il succo). La mancanza di una controparte all'altezza purtroppo non è un bene, ma non dovrebbe comunque giustificare il sonno della nostra coscienza critica o dissuadee un nostro interrogarci su dove stiamo andando. Oppure si?

*paraffo* ha detto...

Se sono arrivato a formulare la più feroce delle critiche e cioè che l' opposizione è morta seppure non sepolta (infatti deambula a mo' di zombi), mi pare, caro minnanon, che la mia coscienza critica sia ben desta.

Il problema è, invece, l' altro che indichi: il continuare a chiedersi, o meno, "dove stiamo andando".

Se ho smesso di chiedermelo, tutti i giorni, sul blog, è perchè, ahimè, credo di avere già trovato la risposta definitiva: stiamo tornando alle nostre origini di paese senza alternanza di governo.

Vent' anni di dittatura fascista e poi cinquanta di impero assoluto della DC a cui sono seguiti gli ultimi 15 anni di immobile anarchia.

Ora la DC è rinata sotto altro nome (PDL), coltiverà una alleanza significativa (allora il PSI, oggi la Lega) e l' opposizione di sinistra, che oggi si chiama PD come allora PCI, non sarà mai in grado di andare al governo.

Se lo scenario fosse questo e, a mio parere lo è, non potrei mai rifare lo stesso errore che ha compiuto la mia generazione: interessarsi di una politica "finta" a sostegno dell' uno o dell' altro leader della compagine imperante, come se facesse una qualche differenza o, come nel mio caso specifico, pensare che qualche sporadico liberale del 3% alla Pannella (per capirci) potesse trasformare un popolo di sudditi in uno di cittadini ...

Insomma, amico mio, quel che è SEMPRE mancato a questo paese è il liberalismo. L' unico che abbia tentato di instaurarlo con qualche chance di poterci riuscire, è stato Berlusconi.

Ma non ce l' ha fatta e siccome è uno che impara dagli errori, ora ha capito che deve fare il democristiano, se vuole continuare a governare gli italiani, e lo sta facendo benissimo, con somma gioia di tutti i politici che lo seguono, ex-comunisti, ex-socialisti, ex-dc ed ex-missini che siano.

Anonimo ha detto...

E qual'è l'errore compiuto da Berlusconi?

Niccolò (non so se ti ricordi)

*paraffo* ha detto...

Quello di annunciare politiche liberiste in campagna elettorale e poi non riuscire ad attuarle, una volta al governo, avendo come alleati democristiani bianchi, rossi e neri che si opponevano fieramente......

Ti pare che il 2001-2006 sia stato un periodo glorioso?

A me, no!

E neppure agli italiani, visto che il Berlusca ha perso le elezioni successive pur avendo come competitor una accozzaglia inverosimile di gente inetta e incompetente, quale non si era mai vista prima, nella storia nazionale.

In questa ultima campagna elettorale, un Berlusconi che ha capito la lezione, ha smesso di illuderci di volere una Italia liberale e infatti ha mandato avanti Tremonti col suo neostatalismo, ha stravinto le elezioni e ora, novello democristiano papalino, entusiasma tutti (manco De Gasperi è mai piaciuto tanto a tanti)!!

Ma non entusiasma più me ... Lo ammiro, ma come si ammira un monocolo in terra di ciechi.

Berlusca continua ad essere il personaggio migliore che questa italietta abbia mai prodotto e continua ad essere - ai miei occhi - l' unico che possa far ripartire l' economia di questo paese, l' unico a poter fare le riforme indispensabili a rilanciarla, l' unico capace di tenere insieme una coalizione vincente, ma L' Italia che ne uscirà continuerà ad essere, moralmente e culturalmente, un paese di democristiani, cioè un paese profondamente illiberale.

Non era quello che sognavo io, caro Niccolò ....

Anonimo ha detto...

Forse proprio perchè sono sempre vissuto in un Paese illiberale non mi è facile cogliere il fatto stesso che lo sia.

In questo modo tu ci abbandoni al nostro destino.

Non è motivo abbastanza valido per te sapere di aver aiutato qualcuno che potrebbe essere poi protagonista nell'Italia futura?

Io ti chiedo di continuare a giudicare l'operato del governo..

Ne abbiamo bisogno e penso gli altri siano d'accordo con me.



Niccolò

*paraffo* ha detto...

Tu mi sopravvaluti, amico Niccolò!

Ovviamente gongolo per questo e ti sono grato, ma non abbastanza da accogliere il tuo invito.

Comunque, ti farà piacere sapere che oggi intendo seguire la faccenda della seduta ad oltranza delle camere riunite per l' elezione del Giudice della Consulta e del Presidente della commissione di vigilanza.

La faccenda è di grande importanza e non va perciò iscritta nel novero del teatrino della politica, al contrario! Quindi, penso proprio che ne commenterò l' esito .....

Arrisentirci, dunque. Ciao!

Anonimo ha detto...

Più precisamente io mi riferivo alle riforme (su tutte quella della Scuola) che il governo sta approvando o agli interventi che sta promuovendo.

Insomma dicevi che questo governo avrebbe dovuto "ribaltare come un calzino" questo Paese.

Se pensi che non lo stia facendo devi motivarlo e farcelo capire, non puoi semplicemente ridurti al silenzio.

Questo è il mio ,ribadito, appello.

Niccolò

*paraffo* ha detto...

Caro Niccolò, io ho smesso di scrivere sul blog quando Berlusconi ha rinunciato ad andare in TV ad attaccare la magistratura, ricordi?

Io considero quella della magistratura la "madre di tutte le riforme".

Come ben sai, questa riforma non è stata ancora affrontata. Vedremo ....

Ai miei occhi, le modalità di "questa" riforma saranno assai indicative e confermeranno o smentiranno le mie fosche previsioni sulla ri-democristianizzazione del nostro paese.

5 mesi sono troppo pochi per giudicare un governo.

Tu potresti obiettare che i segnali lanciati in questo lasso di tempo possono essere significativi e quindi meritevoli di essere colti e giudicati e commentati.

Io non sono d' accordo, nel senso che questi giudizi sui "segnali" appartengono più al teatrino della politica che ad un sano realismo: quello che conta sono i fatti concreti e, fino ad oggi, l' unico fatto concreto mi pare sia stata la sparizione dei rifiuti dalle strade di Napoli.

Azione meritevole, se dobbiamo considerare meritevole prendere decisioni ovvie, di gestione minima della cosa pubblica.

Poi c'è stato il segnale del "decisionismo", col varo tempestivo - per esempio - di una finanziaria, addirittura triennale ... Ma, anche qui, si tratta di stabilire se è sensato giudicare "meritevole" l' ovvio ....

Ora c' è in ballo la questione scuola. Vedremo se il governo sarà in grado di resistere alle piazze.

Se ci riuscirà, si tratterà di un atteggiamento, anche questo, "ovvio" vista la qualità da terzo mondo della preparazione culturale dei nostri figli.

Insomma, amico mio, è davvero troppo presto per giudicare questo governo. Aspettiamo i fatti concreti, aspettiamo, cioè, il varo e, soprattutto, l' ATTUAZIONE di queste riforme, prima fra tutte (e scusa la mia ossessività) quella della giustizia!!

Buona giornata. Ciao!

Anonimo ha detto...

Mi sembra che sia stato eletto il giudice della Consulta...

Avevi detto ti avresti fatto sentire a riguardo..

Niccolò

*paraffo* ha detto...

Si, l' avvocato Frigo, che è dei nostri, per fortuna.

Per "farmi vivo" aspetto l' elezione del Presidente della Commissione di vigilanza ....

Nel frattempo sto assistendo, disgustato, alla farsa della contestazione studentesca al decreto Gelmini, esempio preclaro della ignoranza abissale dei nostri ragazzi, incapaci persino di capire le cose che li riguardano personalmente.

I contestatori del 68 erano, in confronto, dei geni.

E, infatti, fra quella contestazione e questa non c'è alcuna somiglianza ....

Quella era più che giustificata, anche se poi è degenerata e ha prodotto più danni che benefici, ma almeno aveva seri fondamenti.

Questa non ne ha alcuno ... E infatti la sinistra ci sguazza allegramente!

D' altra parte, se alla sinistra nostrana togli il consenso dei disinformatii, cosa le rimane? Solo quello dei fannulloni e degli scialaquatori del denaro pubblico (leggi professori universitari, giornalisti e statali vari).

Vabbè, adesso lasciamo che Veltroni (a cui sono diventati improvvisamente bianchi tutti i capelli, hai notato?), si faccia la sua oceanica manifestazione di oggi, poi speriamo che tutti loro si diano una calmata e la smettano di trituraci i coglioni con le loro sciocchezze.

La situazione economica è abbastanza drammatica da richiedere che tutti comincino ad interessarsi di cose concrete, persino le cicale del PD ....

Mah! "Me sa" che questa mia speranza si rivelerà una botta di infodato ottimismo ...

Anonimo ha detto...

Ho confuso il giudice della consulta con il presidente della Commissione di vigilanza..scusa..

Volevo però soffermarmi sulla contestazione studentesca dell'ultima settimana:

La mia scuola è occupata da una settimana e da una settimana di svolgono assemblee di istituto nel cortile del liceo. Conosco quindi i protagonisti della protesta.

Molti sono esaltati (ricordo un ragazzo al microfono che incitava alla resistenza contro le truppe imperiali in arrivo a distruggere la scuola pubblica), molti sono incosciamente strumentalizzati politicamente.Molti, soprattutto i più piccoli, come è noto ed innegabile, sono eccitati da queste incredibili gesta degli amici grandi, altri seguono il gruppo perchè cosi si salta scuola.

Il modo con cui contestano non deve distoglierci però dall'essere razionali e prendere in esame in modo oggettivo il merito di ciò che loro contestano.

I provvedimenti contenuti nel decreto 112 del Ministro Gelmini (sono noti ed evito quindi di elencarli) sono , a mio parere, provvedimenti di buon senso. Ma se anche fossero ritenuti inadatti ,di certo non sono tali da condannare a morte la scuola pubblica e quindi da giustificare una mobilitazione di questo genere.

L'unico vero motivo per cui la protesta è giustificata, se non addirittura giusta, è scritto nella Finanziaria del Ministro Tremonti,alla quale la Gelmini ha potuto solo sottostare.

Nelle università e nei licei (è ciò che dicono in tutte le interviste televisive gli studenti) si protesta perchè I TAGLI ALL'UNIVERSITà DETTATI DALLA FINANZIARIA COMPORTERANNO UN INNALZAMENTO DELLE TASSE UNIVERSITARIE DA UN MINIMO DI 6000 EURO AD UN MASSIMO DI 20000 EURO.

Questo è l'unico punto per il quale secondo me la protesta è condivisibile; e sfido chiunque a giustificarlo sapendo che proibirebbe l'accesso all'università a chi non può permettersi queste cifre (la maggior parte delle famiglie temo) o che costringerebbe le famiglie a sacrifici inimmaginabili.

Continuando nel ragionamento noto che questa disastrosa conseguenza sia talmente evidente, che mi viene spontaneo dubitare fortemente che ciò corrisponda al vero intento di un governo.

Inoltre, poichè è tanto evidente, rappresenterebbe un punto di forza indescrivibile per l'opposizione, un' argomentazione irresistibile.

Invece da Ballarò ad Annozero, da Porta a porta a Matrix, da otto e mezzo a tutti i giornali, cartacei e televisivi, questo punto non è neppure toccato (tranne come ho detto nelle interviste agli studenti).

Io penso che se l'opposizione non tiene conto e non punta su un'argomentazione cosi forte questo significa che o è una falsità o l'opposizione non si rinviene neanche di dove guardare tanto gli gira la testa.

Prego dunque chiunque sia in grado di darmi le giuste e veritiere informazioni sul caso perchè non avere le idee chiare non mi permette di poter dare un giudizio personale e ciò mi disturba molto.

Un Grazie anticipato

Niccolò

*paraffo* ha detto...

Prima di risponderti, Niccolò, vorrei conoscere il livello attuale delle tasse universitarie ...

Non ho alcuna informazione, in proposito, quindi la mia ipotesi che attualmente siano ridicolmente basse non ha alcun fondamento.

Ma, se fosse fondata, questo spiegherebbe perchè il numero dei laureati, rispetto a quelli che si iscrivono, sia ... imbarazzante. Della serie: io mi iscrivo anche se non ho alcuna intenzione di studiare seriamente, tanto per quel che costa!

L' attitudine a pagare poco per i servizi pubblici e poi non protestare per la loro infima qualità è una delle abitudini nostrane ...

Fammi sapere tu.

Grazie. Ciao!

Anonimo ha detto...

Su internet ho trovato che la contribuzione massima di uno studente può essere di 1900 euro circa.

Mi baso solo su questa fonte che non si capisce se basata su una specifica università o su scala nazionale.

Qualcun'altro dei visitatori del blog potrebbe esser meglio informato a riguardo.

Niccolò

*paraffo* ha detto...

Caro Niccolò,

nel gennaio di questo anno, il ministro Mussi ha così modificato la tassa MINIMA di iscrizione alla università:

Art. 1
L'importo della tassa minima di iscrizione alle Università, determinato per l'anno accademico 2007/2008 in euro 178,41 (41 (centosettantotto/41), è aumentato dell'1,7 per cento in relazione al Tasso di inflazione programmato per il 2008, ed è pertanto determinato per l'anno accademico 2008/2009 in euro 181,44 ( centottantuno/44).

E il massimo?

Ho trovato, con google, che l' università di Ferrara ha stabilito che il livello massimo non possa superare di 4 volte il minimo ministeriale.

Le tasse stabilite dall' Università di Bologna non sono consultabili se non sei uno studente iscritto e registrato al sito.

In compenso, il sito della Statale di Milano è del tutto trasparente. clicca qui

Si evince che la prima rata è fissata per tutti in € 655 mentre la seconda varia da facoltà a facoltà e dalla fascia economica di appartenenza della famiglia dello studente e va da un minimo di ZERO EURO ad un massimo di € 2.895 (per la sola facoltà di medicina e chirurgia e se se figlio di un Paperone che, attenzione, dichiari al fisco TUTTE le sue entrate, evento alquanto improbabile)

Morale: le tasse universitarie - anche ai livelli massimi - sono semplicemente ridicole, come sospettavo, ma perfettamente congrue all' infimo servizio che offrono.

Ridicole in un paese occidentale e capitalista, ovviamente, Mentre, in un paese comunista, sarebbero orrendamente alte e un governo che volesse aumentarle andrebbe giustamente contestato in piazza ....

Come vedi. caro Niccolò, il problema è sempre lo stesso: stabilire in che tipo di regime - DI FATTO - viviamo: capitalista o comunista?

*paraffo* ha detto...

Ah, dimenticavo! Siccome siamo un paese altamente meritocratico, gli studenti fannulloni, i fuori corso, pagano molto meno degli altri!

Anonimo ha detto...

Oggi ho parlato con un mio professore di filosofia, il quale mi ha assicurato che l'eventuale aumento delle tasse universitarie potrà raggiungere livelli massimi di 300 euro, perchè oltre un tetto fissato per legge non è possibile andare.

Mi ha confidato di aver votato l'Italia dei Valori..quindi non dice questo per difendere ideologicamente l'operato del governo visto che questo non lo rappresenta.

Dunque anche l'ultima speranza che le proteste fossero fondate se ne va...

Niccolò
(Sconfortato studente italiano)

*paraffo* ha detto...

A me, invece, caro Niccolò, sconforta che un professore di filosofia possa aver votato per un Di Pietro ......

Mi sconforta, ma mi conferma che la scuola italiana è arrivata decisamente allo sfascio ....